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Martedì 03 Gennaio 2012 14:08
Indice
Il Monitoraggio
Il processo di ricerca-azione
Gli strumenti
Livelli di monitoraggio
Report finale
Tutte le pagine

 

Il monitoraggio 

Dall’a.s. 2006-2007 il Coordinamento pedagogico segue i Laboratori Decentrati nelle scuole anche con azioni mirate ad un monitoraggio costante delle attività laboratoriali, individuando strumenti di raccolta dati, nei diversi momenti dell’anno scolastico, specifici per ogni soggetto:

 

alle scuole sono richiesti dati numerici circa la popolazione scolastica e l’organizzazione del Laboratorio Gabrielli;

 

ai docenti sono richiesti dati riguardanti osservazioni sul comportamento degli alunni nei laboratori, sulla disabilità, sulla percezione della loro autoefficacia;

 

agli alunni una loro autovalutazione circa l’interesse/motivazione/divertimento nel laboratorio frequentato;

 

ai genitori sono richieste valutazioni sul progetto e sullo spettacolo finale.

 
 

Il monitoraggio consente di:

  • cogliere i problemi emergenti
  • descrivere gli ostacoli che si frappongono alla realizzazione di un progetto
  • reperire informazioni sui dati strutturali e organizzativi delle variabili in gioco
  • evidenziare i punti di forza e i punti di debolezza
  •  

  • riconoscere le potenzialità di strumentazione e organizzazione 
Scopo del monitoraggio è vagliare la realizzazione, gli esiti e le risposte dei soggetti coinvolti per poter intervenire con le opportune riflessioni e modifiche.

  

La procedura adottata per monitorare l'andamento del progetto nelle scuole si è basa su:

  • individuazione degli elementi del progetto da monitorare (comportamento alunni nei laboratori, rapporto con l'alunno H da parte dei docenti, autovalutazione degli alunni, punto di vista dei genitori, azioni e investimenti di risorse umane ed economiche da parte delle scuole)
  • messa a punto degli strumenti per la raccolta dei dati (questionari cartacei e online, schede di osservazione, schede di registrazione dati, questionari di soddisfazione, ecc)
  • individuazione dei tempi e delle procedure (informatiche) di raccolta e invio dei dati da parte delle scuole
  • elaborazione dati
  • restituzione dati alle Istituzioni e alle scuole della rete
 
L’AREA RISERVATA nel portale www.pierogabriellinellescuole.it è lo spazio a disposizione delle scuole della rete per comunicare, acquisire materiale e schede di lavoro, ricevere e trasmettere dati al Coordinamento Pedagogico Piero Gabrielli.

 



Il processo di ricerca-azione

 

 
Le azioni che vanno sotto la voce MONITORAGGIO sono di supporto al progetto nelle scuole in quanto permettono di rendere “visibili” due processi:
  1. cosa pensano e come valutano l’esperienza gli “altri attori” coinvolti in diversa misura (alunni e i loro genitori);
  2. cosa registrano gli “esperti del mondo della scuola” (docenti e dirigenti scolastici)
 
Al fine di poter comparare le valutazioni e le registrazioni effettuate da tanti soggetti, il Coordinamento del Piero Gabrielli ha fornito una serie di strumenti che potessero rendere le differenti rilevazioni effettuate in più scuole quanto più confrontabili tra loro, non lasciando alla semplice intuizione e interesse particolare del singolo la documentazione di quanto ritenuto importante.
Di fatto anche per l’a.s. che si è concluso, le azioni di monitoraggio sono state pianificate e presentate alle scuole nella prima riunione con i docenti referenti nel mese di novembre 2010, con l’intento di rendere condivisibile quel processo di ricerca-azione che accompagna in parallelo il fare integrazione attraverso il Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli.
 
Sebbene certi dei vantaggi e delle opportunità che il progetto offre alla scuola e a tutti i protagonisti che partecipano ormai da anni all’esperienza, i dati raccolti e riassunti nel report di fine anno permettono di leggere e sostanziare e rendere appunto visibile ciò che gli esperti del Gabrielli affermano da sempre: il palcoscenico offre l’occasione per mettere tutti i protagonisti (alunni e docenti, persone in difficoltà e non, persone con diversi tipi di disabilità e non) sulla stessa linea di partenza, garantendo ad ognuno la possibilità di esprimere il proprio talento, di scoprire qualcosa di sé che non è ancora emerso, appropriarsi di nuove competenze che alimentano la propria autostima, il confronto con gli altri in un ambiente protetto (il laboratorio all’interno della scuola) e nello stesso tempo sollecitante perché offre modi e strategie a volte inusuali all’ambiente scolastico.
 
Poiché ogni azione che si svolge all’interno dell’ambiente scolastico è per sua natura “educativa e formativa”, è necessario dar conto delle provocazioni pedagogiche che avvengono nel laboratorio affinché sempre più la scuola non solo continui a interrogarsi “sui modi” possibili per sollecitare il cambiamento (che è di fondo ciò che produce apprendimento) ma mantenga viva la vocazione professionale di “ricerca” delle modalità funzionali per sollecitare l’apprendimento da parte degli alunni ma anche dei docenti stessi che “cambiano e apprendono” insieme ai loro studenti.
 
Il processo di monitoraggio che accompagna “il fare laboratorio” rappresenta dunque la riflessione meta cognitiva dell’esperienza, il comprendere sempre di più e meglio, la partecipazione a quella ricerca pedagogica che negli anni ha focalizzato l’ attenzione all’integrazione e a come attuarla nell’ambiente scolastico: una sfida quindi nel più ampio panorama scolastico (e legislativo) che accompagna da tanti anni ormai la vocazione della scuola italiana di essere la scuola di tutti e per tutti, sebbene ciclicamente sia importante ribadire il principio e salvaguardarlo.
 
Gli strumenti

 

 
Gli strumenti proposti alle scuole per partecipare all’azione di ricerca offerta dal Laboratorio Gabrielli rispondono a tre esigenze:
  • la semplicità nella somministrazione
  • la rapidità della somministrazione/ compilazione
  • la focalizzazione su aspetti peculiari del progetto (ad esempio, la scheda di osservazione nei laboratori compilata dai docenti)
 
Certamente esistono strumenti/questionari ben più sofisticati e standardizzati ma la scelta non è tanto quella di fare ricerca accademica (confortata appunto da standardizzazioni e confronti anche internazionali) quanto l’esigenza di andare a cercare di leggere ciò che è specifico del progetto, ciò che può servire poi soprattutto a chi opera anche “dopo” il progetto: i docenti ma gli stessi studenti e anche i genitori.
 
Gli item individuati per ogni strumento sono stati calibrati per suggerire a chi compila (docente, studente, genitore) una riflessione personale su ciò che ha compiuto o visto svolgere. Si tratta di strumenti che devono svolgere la funzione di “supporto” alla crescita di un gruppo oltre che alla raccolta di dati perché la ricerca-azione parte proprio da dove si è, dal cosa si fa, per verificare se è proprio ciò di cui si ha bisogno (in campo educativo) e quello che si vuole raggiungere.
Un esempio per chiarire: se uno degli obiettivi della scuola è sollecitare gli studenti (di qualsiasi età) a fare parte di un gruppo (la classe), a sapersi confrontare (con i compagni e con i docenti), a diventare più consapevoli di ciò che si sa fare (oltre a quello che “manca”) e sentirsi più capaci e aver fiducia in se stessi, è evidente che il monitoraggio cercherà di leggere se il progetto Gabrielli può concorrere a sviluppare tali competenze negli studenti.
 
Per verificare un apprendimento (e cioè un cambiamento) la scuola di solito utilizza sistemi di misura standard (i voti) assegnati quasi esclusivamente dai docenti: il processo di valutazione del cambiamento = apprendimento di un alunno è affidato allo staff dei docenti (team e consigli di classe) sulla base di un comportamento individuabile (è in grado di dimostrare di sapere ciò che è stato spiegato e di saperlo elaborare a parole sue). Nell’ambito della ricerca-azione con il progetto Gabrielli, la riflessione su ciò che accade (cioè se si verificano dei cambiamenti) non è più affidata ai soli docenti ma si estende sia agli alunni (ti è piaciuto ciò che hai fatto, hai imparato qualcosa di nuovo, avresti voluto fare altro …) e ai genitori (cosa pensa del progetto, “serve” al processo formativo del proprio figlio, cosa piace e cosa modificherebbe …) senza la preoccupazione che le loro risposte “interferiscano” con ciò che si fa a scuola , anzi completano il quadro della scelta che la scuola ha fatto, in questo caso aderendo al progetto.
 
 

I livelli di monitoraggio

 

 
Proprio questa prima azione -decisione della scuola di aderire al progetto Gabrielli- rende la ricerca un’esperienza che si snoda a più livelli:
  • il livello territoriale, cittadino, con la rete delle scuole che collabora e condivide lo stesso progetto (dubbi, preoccupazioni, difficoltà, ostacoli, risoluzioni).
  • il livello della singola scuola che mette in campo “scegliendo” la sua squadra di docenti e “investe” su docenti referenti nel progetto (costi sul FIS, tempi dedicati alle riunioni, tempi per il coordinamento dell’iniziativa)
  • il livello individuale, del singolo docente che non è “testimone” di uno spettacolo messo in scena da altri, gli esperti, ma è il coprotagonista in quanto lui stesso è “esperto di …” scuola, educazione, disabilità, comportamenti, osservazioni, apprendimenti e di tutto ciò che accade intorno alla professione docente.
 
Questi livelli sono interagenti tra loro e sono valorizzati dalle azioni mirate svolte dal Coordimento del Laboratorio teatrale Gabrielli (pedagogico, specialistico e artistico) che rappresenta l’elemento di forza di questo progetto interistituzionale: si tratta di esperti che sono esterni ma “dentro” la scuola, soprattutto se pensiamo alla funzione che svolge nello specifico la parte pedagogica del Coordinamento che interpreta e interviene per superare insieme alla scuola (e non contro o per conto della scuola) le difficoltà che naturalmente si incontrano nel lavoro con gli alunni nei laboratori.
 
Il monitoraggio del progetto, quindi, non è solo nel momento che si compilano schede o questionari ma
·         inizia con l’adesione della scuola (è una decisione che comporta una scelta anche organizzativa che non tutte le scuole sono in grado di fare o vogliono fare),
·         l’investimento su un gruppo di docenti che dovranno rappresentare la scuola in un progetto territoriale, di rete di scuole, dove ognuno è libero di svolgere al meglio le azioni richieste ma nello stesso tempo è “vincolato” a partecipare con le altre scuole, con gli altri docenti a riflessioni su nodi comuni, portando contributi personali e professionali,
·       la compartecipazione economica, necessaria alla realizzazione dei laboratori (esigua nei primi due anni, più impegnativa per continuare nel tempo),
·         l’attendibilità dei dati richiesti (quanti alunni, quale disabilità ..)
·         la partecipazione alle riunioni dei referenti
·         l’organizzazione pianificata delle riunioni all’interno delle scuole
·         i resoconti delle riunioni con i verbali (strutturati per punti)
·         la partecipazione alle riunioni anche con i teatranti
·         la partecipazione del Dirigente scolastico
·         il monitoraggio in presenza del Coordinamento pedagogico e specialistico

Si tratta di tutte quelle fasi di lavoro che permettono di raccogliere dati e informazioni che consentono di restituire agli interessati (le istituzioni oltre le scuole) delle riflessioni più ampie per capire quali scelte, quali modalità, quali azioni producono maggiore successo e perché.
L’analisi dei dati raccolti e confrontati permette appunto di prendere ulteriori decisioni per la prosecuzione del progetto. Ricordiamo ad esempio che proprio le risposte di soddisfazione degli alunni hanno, nel tempo, rimosso la preoccupazione che soltanto il laboratorio di recitazione fosse ambito dagli studenti a svantaggio dei laboratori di scene e costumi e documentazione. Per quanto riguarda i genitori rimangono delle preoccupazioni circa il tempo dedicato al progetto che, a parare di alcuni, potrebbe pregiudicare il rendimento scolastico (ore tolte alla didattica). Tuttavia sembra che questa convinzione sia presente più nei genitori di scuole che sono entrate soltanto da un anno nel progetto e non hanno maturato la tranquillità e la certezza che fare il Gabrielli non sia perdita di tempo ma una modalità diversa per perseguire quegli obiettivi che sono propri del processo educativo e di cui abbiamo riferito sopra.
Nodo nevralgico del buon andamento del progetto rimangono indiscutibilmente i docenti, veri artefici del processo educativo anche se condotto con modalità diverse, nei laboratori. Il rischio di resistenze, di non completa condivisione, l’inesperienza e la gestione del proprio ruolo al di fuori della classe, rende il docente punto di forza e anche di possibile debolezze del progetto: questo si evince anche dalle impressioni registrate dagli alunni della scuola superiore di secondo grado (domanda: è cambiato il rapporto con i docenti?) che sono in grado non solo di percepire ciò che sentono nella relazione con gli adulti ma anche di testimoniarlo.
 
 
Il Report finale

 

 
Il risultato finale, scandito dalle fasi di monitoraggio che documentano l’esperienza nei Laboratori decentrati, è la “ri-lettura” di quanto svolto in un anno di progetto da parte delle scuole che, con diversa esperienza “storica” del Gabrielli (chi al primo anno e chi al settimo), testimoniano e documentano il percorso non solo con la qualità dello spettacolo finale ma anche con altri contributi/richieste/ osservazioni da parte di tutti i protagonisti: alunni e docenti che vivono l’esperienza “da dentro” e i genitori che contribuiscono alla riflessione sul progetto “da esterni”, capaci di offrire il loro punto di vista che è ricco di apprezzamenti, entusiasmi ma anche dubbi e perplessità che costringono gli addetti ai lavori a rivedere costantemente quei punti di fragilità che, se riconosciuti, possono diventare ulteriori punti di forza e di sviluppo di questo progetto che parte da lontano nel tempo ma che nella sua evoluzione ha mantenuto sempre chiaro il suo focus: permettere agli alunni di sperimentarsi, di mettersi in gioco, “al meglio” delle proprie possibilità, contribuendo alla riuscita di uno spettacolo che rappresenta un po’ la metafora della vita: nessuno riesce a cambiare da solo, ma tira fuori il meglio di sé quando sente la responsabilità dell’altro, del gioco di squadra, del successo di tutti che passa dall’impegno di ognuno e torna su ognuno di noi in termini di saper essere “migliore” di prima.
 
I dati elaborati, anno dopo anno, permettono di affermare che:
  • l’esperienza produce cambiamento;
  • il cambiamento è percepito dagli alunni (in primis) e dagli adulti (genitori e docenti);
  • la preoccupazione del “perdere tempo per lo studio” rimanda ad una comunicazione più chiara con i genitori ma soprattutto una convinzione della scuola (dei dirigenti e dei docenti) che si apra sempre più a percorsi formativi integrati, di stampo laboratoriale (inteso come ambiente di apprendimento di lavoro su un compito reale) per raggiungere quegli obiettivi trasversali che sono dichiarati nei Pof delle scuole;
  • che il linguaggio teatrale è un forte traino per tutti ma non è sempre il linguaggio espressivo adatto a tutti e scopo della scuola è “dare opportunità a tutti”: per questo la strutturazione del progetto con i tre laboratori permette di orientare (selezionare) ogni alunno verso il linguaggio espressivo più idoneo, senza gerarchie di importanza, come facilmente deducibile dalle affermazione degli alunni di tutti gli ordini di scuola (tutti i laboratori sono apprezzati );
  • come precedentemente affermato, i docenti sono il perno di qualsiasi progetto si voglia realizzare a scuola, per la scuola, con la scuola: la loro formazione dovrà sempre più arrivare a sollecitare riflessioni e rivisitazioni del modo di fare scuola che ancora troppo lascia spazio alla demotivazione personale, al non sentirsi all’altezza di quello che viene richiesto a scuola;
  • l’attenzione alla disabilità richiede oggi un maggiore impegno e un “credere” e “vedere” possibili risultati che la scuola rischia involontariamente di non sollecitare, ecco perché il dialogo e la collaborazione stretta con gli altri protagonisti -i teatranti- offre un’occasione irripetibile, da cogliere, da sfruttare, per ottenere tutti insieme ciò che da soli (i docenti e i teatranti) non riuscirebbero a fare: il momento dello spettacolo finale “fotografa” le sfide che sono state pensate in fase di avvio e inseguite nel corso del progetto e offre tanti e tali dati “sul che cosa è successo” che vanno a completare il quadro più ampio del monitoraggio di tutto il processo di cambiamento sollecitato dal progetto Gabrielli.

La lettura del Report finale 2010-11 permette un approfondimento delle tematiche affrontate con il monitoraggio: è corredato di una serie di file che permettono di indagare cosa è successo nei diversi settori esplorati. Alcuni dati, inoltre sono stati messi in correlazione tra di loro per comparare punti di vista differenti (esempio genitori e alunni).

 

 

 


 

 

 

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